Centro Padre Nostro, AddioPizzo, Libera e Casa Memoria Peppino Impastato : tutti uniti contro la mafia.

PALERMO, INTERVISTA ALLE ASSOCIAZIONI CHE COMBATTONO LA MAFIA E L’ ILLEGALITA’. 

 
 

 

 

 

 

 

Dopo aver organizzato l’ incontro culturale a Gardone V.T. , ed aver conosciuto una persona che aveva vissuto nella realtà mafiosa di Palermo, ma soprattutto in quella di Via Brancaccio, ho sentito la necessità di raggiungere, di esplorare e di sentire sulla mia pelle quei luoghi e quelle persone di cui, fino ad ora, avevo solo sentito parlare. 

 

 

 

L’ Incontro con il “Centro Padre Nostro” e Brancaccio

 

 

Giovedì 3 Aprile 08, io ed Elisa, la mia ragazza, siamo in volo…direzione: Palermo!

Grazie a Marco Girardi, insegnante di religione con un’ esperienza di volontariato al Brancaccio, riusciamo a trovare ospitalità al “ Centro Padre Nostro “ un centro di accoglienza nato proprio nel quartiere, di fronte alla chiesa di S. Gaetano, diretto dal responsabile Maurizio Artale.

L’ ospitalità è stata veramente sorprendente, alloggiavamo nella casa comprata da Padre Puglisi prima di esser assassinato dalla mafia.

 intervista a Giulia

 

La mattina inizia con l’ intervista a Giulia S., ex utente del centro passata a operatrice nel 1997. Vengo travolto dalla sua storia, la vita nel quartiere Brancaccio, il rapporto con il centro, iniziato dopo la morte di Padre Pugliesi e il suo operato dedicato principalmente ai senza tetto. Giulia ci racconta la storia di Totò, un senzatetto che viveva in una macchina nei pressi della stazione. Quando Totò è stato recuperato dal Centro Padre Nostro era in condizioni pessime, non sapeva parlare, leggere, scrivere e addirittura non si sapeva la sua identità. Dopo lunghe indagini vengono trovati nome e cognome e fatti i documenti. Da tre anni Totò si occupa della portineria del Centro e vive al suo interno. Ore e ore per cercare il reinserimento nella società che hanno portato Giulia e tutto il Centro ad un grande risultato.

 la scuola media statale \

 

Dopo l’ uccisione del Padrino di Brancaccio, che si batteva per l’ istruzione scolastica ai bambini del quartiere, è nata la scuola media statale “Padre Pino Puglisi”. Il preside della scuola racconta di continue intimidazioni da parte di “sgherri” del quartiere perché i “picciriddi”, alla mafia, servono. C’è bisogno di istruzione e solidarietà per quei bambini che prima della nascita del Centro e della scuola erano costretti a stare per strada e inevitabilmente venivano reclutati dalla mafia: ragazzini trasformati in corrieri, spacciatori, piccoli ladruncoli, assistevano a lotte clandestine di cani (negli scantinati confiscati dalla polizia e dove, ora, è nata la scuola) e se non svolgevano a dovere le loro mansioni subivano violenze fisiche e psicologiche.

 intervista a Anna Federigo

Al ritorno dalla scuola e dopo aver visitato Brancaccio ,compreso il luogo dove è stato assassinato Padre Pugliesi, incontro Anna Federigo, una delle responsabili delle attività del Centro. Anna ha iniziato a frequentare il Centro a venticinque anni ed ora è dieci anni che ci lavora ed è una delle operatrici con più esperienza. Anna in adolescenza conobbe Padre Pugliesi, che gli fece capire che, nei quartieri come Brancaccio, non c’ era il rispetto dei diritti che una persona possiede, non c’era rispetto per la vita. Don Pino le insegnò ad esternare le proprie idee, le emozioni e le perplessità con coraggio. Anna ci confessa che il quartiere non ha avuto un grande cambiamento; sia strutturale, per i lunghissimi tempi burocratici; che a livello sociale, e paragona il quartiere al Terzo Mondo. Infatti lo sviluppo sociale sembra rimasto quello degli anni cinquanta. Racconta di ragazzine che a tredici anni cercano marito, appoggiate dalla famiglia, e di matrimoni tra parenti. La gente di Brancaccio si sposa con la gente dello stesso quartiere e quindi non c’è cambiamento perché non c’è nessuno che vede le cose in modo differente, ci si abitua al dominio mafioso fino a credere che quella sia la soluzione migliore. Anna parla di mafia passata, quella che uccideva in pieno giorno, tra la folla, in mezzo alla strada. Ricorda il periodo delle stragi di Falcone, Borsellino e Padre Pugliesi, quando Palermo era assediata dall’ esercito, per contrastare la grande potenza mafiosa. Poi riprende a parlare della gente di Palermo che ormai sente la mafia come uno “stile di vita”. Infatti la mafia parte anche dal singolo cittadino: l’ incapacità di rispettare le regole, le leggi e i valori etici e morali; la necessità di sovrastare il più debole per la ricchezza personale. Questi sono atteggiamenti “normali”, approvati anche da quella parte della società che non si ritiene mafiosa.                                                                                                         L’

incontro con l’ associazione  “AddioPizzo”

 

 

            La mattina del venerdì attraversiamo Palermo nel caos dei mezzi di trasporto pubblici! Arriviamo nella sede ufficiale di AddioPizzo e ad accoglierci c’è Dario Riccobono, uno dei responsabili dell’ associazione, che ci mostra una frase che ci fa capire l’ ideale del loro movimento:

 

 

 

Prima di spiegarci in cosa consiste il lavoro di AddioPizzo ci fa notare le percentuali dei commercianti che pagano o non il pizzo: il 20% non lo paga ed è iscritto all’ associazione (3600 commercianti) il resto, l’ 80%, lo paga. Quindi pensate a quanti commercianti pagano il pizzo…circa 18000!!!!!!                                                     

 

 

Dario ci racconta che dalla nascita dell’ associazione è cambiato molto. Pensare a 3600 commercianti che denunciano il mafioso che viene a riscuotere il pizzo un po’ di anni fa era impensabile. La forza di AddioPizzo sta nel portare sicurezza, sia all’ incolumità ma anche alle vendite, al commerciante che aderisce. Infatti dopo anni di propaganda e lotte si è creato un giro di commercianti e consumatori affezionati, ma anche di passaggio, che nel vedere il marchio PizzoFree decide di acquistare prodotti che non hanno una “tassa mafiosa”. In molti casi si è andati in contro ad un forte incremento delle vendite.

Per quanto riguarda l’ incolumità del commerciante e del negozio, chi aderisce ad AddioPizzo ha diritto, in caso di danni al negozio, al pieno risarcimento da parte dello Stato; e per la salvaguardia della persona, al passaggio frequente di una volante, o in alcuni casi di una scorta personale.

AddioPizzo organizza mercatini e feste con marchi PizzoFree nel centro della città ma anche nei quartieri di periferia più poveri, per far comprendere ai commercianti e ai consumatori che le possibilità per cambiare ci sono, che se siamo uniti la mafia non può colpire perché non riuscirà mai a sconfiggere un gruppo di oramai 4000 commmercianti, non ha i mezzi per farlo; se ne colpisce uno, ci saranno sempre gli altri 3999 a porgergli una mano per farlo rialzare.

Come si dice: l’ unione fa la forza!!!

 

 

 

 

L’ incontro con l’ associazione  “Libera Palermo”

 

 

            Il pomeriggio c’è l’ appuntamento con Libera, un’ associazione che opera praticamente in tutte le regioni d’ Italia, compresa la Lombardia e la città Brescia, che non é esente da illegalità, mafia e corruzione.

  i prodotti di \         

 

 Ad attenderci c’è Umberto Di Maggio, responsabile e portavoce, che ci spiega come si svolge il grande lavoro dell’ associazione.

 

LiberaPalermo crea cooperative di lavoro nella città e nei dintorni per far comprendere ai lavoratori pagati dalla mafia (solitamente contadini e braccianti cresciuti nella totale ignoranza) che lo Stato può dare più sicurezza e salari più alti. Umberto ci porta l’ esempio dei contadini vicino a Corleone.

intervista a Umberto do Di Maggio

 

La mafia non ama la natura, la sfrutta, la stupra per poi lasciarla a se stessa, insieme ai contadini che la coltivano. A loro non interessa la qualità ma la quantità, non interessa la salute dell’ operaio o contadino perché di disoccupati in cerca di lavoro ce ne son tanti. I contadini coltivavano un vigneto pagati da mafiosi che lo riempivano di diserbanti e sostanze chimiche annullando, nel giro di pochi anni, la fertilità del terreno.  Dopo l’ arresto del boss mafioso, i braccianti, persero il lavoro e i territori confiscati vennero donati all’ associazione “LiberaTerra” che creò una cooperativa di lavoro nel paese, chiamata Coop. Placido Rizzotto, che tuttora da un lavoro sicuro, un salario e diritti che i braccianti non sapevano neanche che esistessero.

Umberto ci racconta storie incredibili e lotte contro persone che avevano rispetto solo del denaro…perché il mafioso ha un’ unico traguardo, che mette davanti a tutti i buoni ideali della società: il POTERE.

 

L’ incontro con l’associazione  “Casa Memoria Peppino Impastato”

riconoscimento a Peppino davanti a \"CasaMemoria\"   la casa di Peppino

 Oggi è l’ ultimo giorno della nostra permanenza a Palermo; si parte la mattina presto con il treno, direzione Cinisi-Terrasini, per l’ incontro con Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato ( eroe ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 ) e Presidente dell’ associazione.

Giovanni mi parla di una politica corrotta e quindi la scelta di creare un’ associazione che svolga un lavoro politico – apartitico che consiste nell’ incentivare il lavoro “legale”, per liberare dall’ oppressione i lavoratori che vogliono ribellarsi (come lo stesso Giovanni che possiede un negozio di alimentari iscritto ad addio-pizzo), per mostrare agli occhi di tutti le menzogna che racconta la mafia per coprire tutti i traffici loschi che la fanno arricchire sempre piu’. Il tempo che ci può dedicare Giovanni è poco perché l’ associazione è impegnata nell’ organizzazione della marcia per il trentennale della morte del compagno Peppino.

 L’ associazione “Casa Memoria” porta avanti le grandi battaglie e la grande sete di verità con la stessa tenacia di Peppino Impastato e i compagni di Radio-Aut.

 

 

E’ giunta la fine di quest’ esperienza unica, che mi porterò con me per sempre. Grandi incontri, persone disposte a sacrificarsi per un futuro migliore; un futuro piu’ libero; un futuro senza mafia, corruzione, illegalità; un futuro senza distinzioni e discrepanze, da Nord a Sud; un futuro dove le persone non si sentono, ma sono, LIBERE.

 

 

 

 

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