Pubblicato da: gabrielemitelli | aprile 14, 2008

La strage di Ciudad Juarez (Messico)

” Son solo donne…deboli, sfruttate, indifese.                                            
Perseguitate dalla brutalità di uomini…
crudeli, potenti, soli.
Il viaggio dalla crudeltà all’ oblio è lungo…
Caronte, il traghettatore, accompagna le
anime in una palude scura e senza speranza.
Fino all’ Inferno.
Senza scelta, perchè l’ incredibile forza di
quei mostri, sotterra, sotto un filo di sabbia
un’ infinità di lacrime innocenti…
Che dissetano la loro perversione ”

Gabriele Mitelli

A Ciudad Juárez, città di frontiera nel nord del Messico, gemellata con El Paso, in Texas, oltre 300 donne sono state assassinate secondo lo stesso rituale: rapimento, tortura, sevizie sessuali, mutilazioni, strangolamento. Da dieci anni, al ritmo di due cadaveri al mese, nei quartieri della città maledetta, vengono scoperti corpi di donne, adolescenti e bambine, nude, martoriate, sfigurate. Gli investigatori ritengono che si tratti dell’opera di due serial killer psicopatici, ancora introvabili.

                  

Una caratteristica di Ciudad Juárez sono le numerose fabbriche di subappalto con manodopera a buon mercato addetta al montaggio di prodotti per l’esportazione. Si tratta di manodopera prevalentemente femminile, proveniente essenzialmente dall’interno del paese. Sono le donne che danno da vivere alla famiglia, cosa che turba non poco le tradizioni maschiliste e patriarcali del paese. Immergendosi nel lavoro, le donne tentano di sfuggire alla povertà. La maggior parte delle vittime erano operaie, e sono state colte di sorpresa mentre si recavano al lavoro o rientravano a casa. Le attendevano al varco bande di delinquenti e di tossicomani

Intervista a Gonzàles Rodriguez, scrittore e giornalista messicano

“Uno dei racconti più terrificanti della letteratura contemporanea racconta la storia di un vampiro che, in un campo di concentramento, dissanguava a morte uno dopo l’altro i suoi compagni di sventura. Si intitola Dal regno dei morti e i suoi autori, Gardner Dozois e Jack Dann, dovettero battersi a lungo per riuscire a farla pubblicare negli Stati uniti nel 1982: nessuna rivista di fantascienza osava proporla ai propri lettori, ritenendola frutto di una immaginazione troppo morbosa, atroce fino all’eccesso. Se questo racconto di vampiri ci turba, probabilmente è perché viviamo in un mondo quasi normale in cui tali orrori non si verificano spesso. Una storia che, però, ci sembrerebbe banale se vivessimo in un universo in cui fossero accettati i peggiori delitti: sequestri di persona, stupri, torture, assassini. Un mondo in cui i poliziotti proteggessero gli assassini, fossero i loro complici, godessero ad accusare gli innocenti e minacciassero, o addirittura eliminassero, qualsiasi investigatore. Un mondo alla rovescia in cui le autorità chiudessero gli occhi, i criminali fossero liberi e gli innocenti martirizzati. Insomma, un autentico incubo. Solo che questo mondo dell’orrore esiste, fa parte della realtà del Messico. È vero quanto sono vere le vittime, le prove e le testimonianze che ho accumulato nell’arco di tanti anni. La scena di uno dei più raccapriccianti misteri criminali di tutti i tempi ha un nome preciso: Ciudad Juárez, nello stato di Chihuahua, alla frontiera con gli Stati uniti. La sua popolazione, 1.300.000 abitanti, è ostaggio di assassini senza volto. Quanto avviene qui è un insulto ai diritti umani. Dal 1993, oltre 300 donne sono state rapite, violentate e assassinate. In maggioranza avevano caratteristiche comuni: almeno un centinaio erano di umili origini, quasi sempre operaie, tutte di struttura minuta, brune e con i capelli lunghi. Tutte sono state vittime di violenze sessuali e strangolate. Moltissime rimangono ancora senza nome. Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino, altri scoperti in zone incolte della periferia, ma una cosa è certa: tutte le donne sono state uccise da qualche altra parte, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane. Da nessuna parte, neppure negli Stati uniti dove pure i serial killer non mancano, le donne sono così gravemente minacciate. Nel resto del Messico, su dieci vittime di assassini una sola è donna. A Ciudad Juárez, su dieci persone assassinate quattro sono donne. E la serie dei delitti non s’interromperà di certo visto che, secondo le Nazioni unite, il tasso di impunità in Messico è quasi del 100%. Per combattere un simile flagello non esiste altra arma se non la memoria, la testimonianza. Non mi sono mai sentito così sconvolto come quando mi sono recato sui luoghi in cui sono stati scoperti i cadaveri: era come entrare in una quarta dimensione, con un sentimento di terrore sospeso tra realtà e allucinazione”
Dal 1998 la Commissione messicana dei diritti umani (Cmdu) ha formulato raccomandazioni riguardo a queste centinaia di assassinii di donne, a cui lo stato presta scarsissima attenzione. Tra i sospetti torna spesso un nome, quello di Alejandro Máynez, che avrebbe fatto parte di una banda di criminali, ricettatori, trafficanti di droga e di gioielli, anch’egli esponente di una ricca famiglia proprietaria di night club. Non è mai stato disturbato. Máynez, come altri sospetti, tra il 1992 e il 1998 godeva della protezione del governatore dello stato di Chihuahua, Francisco Barrio Terrazas, del Partito Acción Nacional (Pan). Durante il suo mandato, gli assassinii di donne si sono moltiplicati, aggiungendosi agli abituali crimini di questo stato, il più violento del Messico. All’epoca, Barrio Terrazas dichiarava che questi assassinii non avevano nulla di sorprendente, perché le vittime passeggiavano in luoghi bui e indossavano minigonne o altre mises provocanti. Ma, più di tutto, questa vicenda oscura rivela l’onnipotenza dei narcotrafficanti e la robustezza delle loro reti d’influenza. I legami tra ambienti criminali e potere economico e politico costituiscono una minaccia per tutto il Messico. I documenti e le testimonianze di cui dispongo sono schiaccianti per le autorità. Dimostrano che alcuni omicidi di donne sono commessi durante orge sessuali da uno o più gruppi di individui, fra cui alcuni assassini protetti da funzionari di diversi corpi di polizia, in combutta con personaggi altolocati, a capo di fortune acquisite per lo più illegalmente, grazie alla droga e al contrabbando, e la cui rete d’influenza si estende come una piovra da un capo all’altro del paese. Per questo motivo questi crimini efferati godono della più completa impunità. Secondo alcune fonti federali, sei importanti imprenditori di El Paso, del Texas, di Ciudad Juárez e di Tijuana assolderebbero sicari incaricati di rapire le donne e di consegnarle nelle loro mani, per poterle violentare, mutilare e infine uccidere. Il profilo criminologico di questi omicidi si avvicinerebbe a quello che Robert K. Ressler ha definito “assassini per divertimento” (spree murders). Le autorità messicane sarebbero da molto tempo al corrente di tali attività e rifiuterebbero di intervenire. Questi ricchi imprenditori sarebbero vicini a certi amici del presidente Vicente Fox e avrebbero contribuito ai finanziamenti occulti della campagna elettorale che ha portato Fox alla presidenza del paese, mentre Francisco Barrio Terrazas, ex governatore di Chihuahua diventava suo ministro. Questo spiegherebbe perché nessun vero colpevole ha mai avuto fastidi con la polizia dopo la morte di quasi 300 donne. E gli omicidi continuano.

In questo stesso istante, forse una donna sta morendo sotto tortura a Ciudad Juàraz.

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